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L’Osso di Dio - Dario Flaccovio Editore, 320 pagine SINOSSI Le mafia si prende la vita delle persone. La ruba giorno dopo giorno. Inesorabilmente. Ma nel cuore della Calabria una piccola donna decide di sfidare la ‘ndrangheta. Non è coraggio il suo. È rabbia. Non è un’eroina positiva. È una donna concimata dal male. Una donna, che in nome di suo figlio comincia a marciare, proprio come le madri di Plaza De Mayo e si porta dietro tutte le mamme della sua terra, donne che hanno perso figli, mariti, fratelli in faide tribali. La giornalista, Cristina Zagaria, nel suo ultimo romanzo “L’Osso di Dio” (Dario Flaccovio Editore, 320 pagine, 14,50 euro) parte da un caso di cronaca, la storia di Angela Donato e della scomparsa di suo figlio (10 luglio 2002) Santo Panzarella, per raccontare in un libro, con il respiro di un romanzo e l’incalzare di un articolo di cronaca, una ‘ndrangheta diversa da quella che siamo abituati a leggere sui giornali. Nei tg e sulle prime pagine dei quotidiani la mafia arriva solo quando c’è la strage, l’omicidio, la rivolta. E invece la mafia «la incontri per strada quando vai a fare la spesa - si legge nel L’Osso di Dio - La vedi nelle fiamme all’orizzonte mentre il capannone di un amico d’infanzia, che nell’azienda ha investito i sacrifici di una vita, va in fiamme. La bevi al bar insieme al caffè, quando te la serve la figlia di compare Vattelapesca, assunta per forza dal barista che i soldi per un dipendente non ce l’ha, ma un dipendente lo deve avere, altrimenti gli bruciano il locale. La ‘ndrangheta l’accendi in chiesa, insieme alle candele (…). La ‘ndrangheta non parla, non urla. Non rapisce più. Non fa attentati libanesi. Non è di moda. La ‘ndrangheta c’è». Ad Angela Donato la ’ndrangheta fa sparire l'unico figlio maschio, Santo. Così lei, che per tutta la vita ha accettato le regole criminali (a 17 anni gira armata, vende armi e liquori di contrabbando, diventa l’amante di due boss), ma quando il figlio scompare dice basta e, usando le stesse regole delle ’ndrine, dichiara guerra ai clan. Si traveste, compra delle parrucche, affitta auto e pedina da sola gli assassini di suo figlio, per cercare di incastrarli. Il romanzo L’osso di Dio (Dario Flaccovio Editore) di Cristina Zagaria si ispira alla storia vera di una madre che lotta in nome di suo figlio, rapito e ucciso perché innamorato di una donna sbagliata, la Mantite, la moglie del boss. Nella copertina non a caso, su un agghiacciante sfondo bianco, spiccano terribili e misteriose mantidi religiose, metafora e simbolo delle donne di Calabria, . L’Osso è la storia di una madre e di una regione, la Calabria, in lotta. Per la prima volta un racconto della mafia (con documenti processuali, lettere inedite e testimonianze segrete) più potente d’Italia vista dal di dentro e con gli occhi di una donna.  L'AUTRICE Cristina Zagaria, 32 anni, giornalista del quotidiano La Repubblica. Ha lavorato sempre per Repubblica a Bologna, Bari e Milano. Da luglio vive a Napoli. Con Dario Flaccovio ha pubblicato Miserere. Vita e morte di Armida Miserere, servitrice dello Stato, ristampato numerose volte nel giro di pochi mesi. NOTE DELL'AUTRICE Ci sono storie che a volte ti chiamano. Per L'Osso di Dio, cioè per la storia di Angela Donato e di suo figlio Santo, è stato così. Ho letto sul giornale la notizia della fiaccolata delle madri dei desaparecidos italiani in Calabria nel gennaio del 2006. È scattato qualcosa: curiosità, voglia di capire, di andare a vedere, istinto. Sono partita per la Calabria: alla scoperta di una storia, con in mano solo una traccia. Dalle donne di 'ndrangheta sono arrivata ad Angela. Della Calabria, per lavoro, me ne sono occupata, ma raramente. Andando, invece, a Lamezia, a Catanzaro, a Philadelphia, sulle tracce di Angela ho scoperto, ho visto, quanto forte e silenziosa sia la 'ndrangheta. Parliamo della mafia più potente di Italia, della holding più aggressiva e silenziosa del nostro paese. Secondo l'ultimo rapporto 'Sos impresa' la 'Mafia spa' è una società che fattura 90 miliardi di euro l'anno, il 7% del Pil. E la 'ndrangheta la fa da padrona, nonostante non sia una mafia di moda, o forse proprio per questo. Scrivere un libro sulla 'ndrangheta, con testimonianze dirette, storie vissute, indagini ancora in corso, vuol dire tentare di far uscire questa mafia dal silenzio". Angela diventa una donna di 'ndrangheta a 17 anni. Non lo sceglie. È la vita a scegliere per lei. Ma alla fine il male la concima: cresce con principi, regole, rituali che diventano parte non solo della sua quotidianità, ma della sua anima. La forza della 'ndrangheta, ancora oggi, credo sia proprio nella disperazione, nell'accettazione, nella mancanza di un'alternativa. E la stessa Angela quando si ribella, non lo fa per orgoglio. Non dichiara guerra alla mafia perché è giusto. Lo fa perché viene tradita. Lo fa per difendere il suo onore, rimanendo completamente dentro — e non fuori — quel meccanismo. Perciò la sua storia diventa importante, unica, forte. Una storia che si svolge sull'asse Catanzaro-Lamezia, tra Curinga, Acconia e Filadelfia. Credo che Angela Donato sia la prima voce di 'ndrangheta a parlare senza veli . La forza della mafia calabrese sta proprio nell'omertà. Se parliamo di una donna.... poi, il silenzio e l'obbedienza sono incisi nel Dna di una certa generazioni di madri, mogli, sorelle. Angela è davvero un caso unico. Ha avuto una vita pazzesca e soprattutto è riuscita sempre a rimanere a galla, a lottare, senza avere paura di niente. Non ha avuto paura di girare armata, di essere l'amante di un boss, di contrabbandare sigarette e liquori. E con lo stesso coraggio, quando la mafia le ha ucciso il figlio, lei non ha esitato a passare dall'altra parte della barricata, pur di avere giustizia. È stato molto affascinante vivere con lei, conoscerla, scoprirla, affondare nei suoi ricordi e nell'oscura Calabria degli anni '60 fino a quella dei nostri giorni . Al di là della mafia Angela è una donna, una ragazza che sogna, lavora e poi diventa moglie e madre. L'Osso di Dio nasce da una storia vera: è cronaca, fatti, avvenimenti, realtà. Ci sono stralci di interrogatori, verbali di indagini, perizie del medico legale. Ma mi piace considerare la storia di Angela anche un viaggio nell'animo femminile e in una regione troppo spesso dimenticata: la Calabria.
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